Il concetto di museo secondo Ian Berry: Musei dei college come spazio fertile per creare nuove connessioni interdisciplinari in cui ogni individuo è libero di fruire in ogni momento, come in una biblioteca.

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L’appuntamento di Talks da stasera è firmato Locust Projects e Oolite Arts, il nuovo nome di Art Center South Florida, dal nome della roccia sedimentaria che compone il terreno di Miami e che nel 2022 aprirà i battenti in un nuovo spazio più capiente. Ospite di stasera: Ian Berry. Assistente di Ellsworth Kelly che gli ha insegnato a guardare la natura intorno a sé, Ian Berry ha espresso concetti molto chiari, primo fra tutti: “Il college è un ottimo contesto per conoscere le cose che cambiano la vita e trasformano l’arte”. L’idea, ben precisa attestata da Berry che dopo anni passati a riflettere sul senso del fare mostre ha pensato ad una pratica curatoriale inventiva: il museo come un’officina aperta dove un individuo può entrare ed uscire quando vuole e in cui tutte le discipline insegnate al college interagiscono fra di loro, con un proprio linguaggio specifico al fine di creare parallelismi e nuovi punti di vista, differenti rispetto a quello dell’artista o del curatore. Con questa ottica Ian Barry ha all’attivo un centinaio di mostre ed allestisce una decina di esposizioni l’anno fra le quali ha menzionato Living with Duchamp, del 2003, in cui cinquanta artisti sono stati ispirati o influenzati da Duchamp, (fra i precursori dell’arte dell’ultimo secolo) e sono stati riuniti in un’installazione in cui il design ha preso spunto dalla mentalità dell’artista; e Affinity Atlas, del 2015 in cui i lavori di artisti contemporanei hanno interagito con i tesori della collezione Tang creando opere d’arte nuove, fino al recente Accelerate: Access and Inclusion vale a dire tre pubblicazioni di stampa annuali in cui la progettazione per il libro incorpora un uso efficiente dei modelli, lasciando spazio alla spontaneità. Quest’ultimo progetto ha vinto il primo premio nel concorso di design delle alleanze americane del 2018. 

Dopo essersi laureato in storia dell’arte presso l’Università di Albany, ha speso l’intera vita dedicandosi al terreno fertile dei musei universitari, fra questi il Williams College Museum of Art e la Emerson Gallery all’Hamilton College. È stato Roy Acuff Chair of Excellence in Creative Arts presso la Austin Peay University, presiedendo il Visual Arts Panel del New York State Council on the Arts e facendo parte di diversi comitati consultivi; dal 2000 è il direttore del Frances Young Tang Teaching Museum and Art Gallery allo Skidmore College di  Saratoga Sprint, NY. Secondo Ian Berry, scrittore di numerose monografie e libri: “Il museo del campus deve essere un posto che tutti usano quotidianamente, non sporadicamente, come una biblioteca, in cui entri ed esci per qualunque cosa tu abbia bisogno.” Nel 2001 è stato in grado, grazie all’aiuto di un biologo di strutturare una esposizione in cui la cartografia del Nord America è stata combinata al modello a doppia elica del DNA studiato da James Watson e Francis Crick (è riuscito a prendere in prestito il prototipo originale di Watson) e alle opere di 20 artisti contemporanei tra cui Matthew Ritchie e Micah Lexier, che sono stati in grado di estrapolare nuove connessioni che un curatore da solo non sarebbe stato in grado di fare. Perchè il fine è proprio questo: far parlare gli utenti tradizionali dei musei con musicisti, ballerini (è ideatore di numerose performances), scienziati, economisti, geologi, esperti di studi ambientali, specializzandi in economia piuttosto che studenti di fisica: un grande universo nel quale ogni materia parla la propria lingua connettendosi al resto e nel quale il compito del curatore è quello di cogliere le possibilità.

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