One Pure Rule, prima esibizione negli Stati Uniti d’America per Anne Geddes, a favore dell’associazione Nickolaus Children Hospital.

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Ad ognuno di noi sarà capitato almeno una volta  di vedere immagini di bambini appena nati tenuti nel palmo di una mano, nascosti tra i fiori o vestiti da lumaca, gemelli e trigemini addormentati fra le mani forti e grandi che li sostengono o avvolti in candide garze che li proteggono come uccellini nel nido. Immagini che rappresentano la squisita fragilità e la purezza dei bambini, il loro modo di essere talmente stupefacente da emozionarci solo guardandoli.

Le immagini dei bambini sono oramai la sua firma e lei è Anne Geddes conosciuta in tutto il mondo e divenuta nel 1997 membro onorario a vita dell’Associazione fotografi professionisti degli Stati Uniti.

Con oltre 19 milioni di libri fotografici e 13 milioni di calendari venduti in oltre 84 paesi del mondo Anne Geddes è anche autrice di diversi libri fra i quali Miracle, Cherished Thoughts With Love, Down in the garden e Until Now questi ultimi diventati best seller e tradotti in 23 lingue. L’ultimo lavoro è Pure, in cui nella ricerca della semplicità si concentra esclusivamente sul bambino senza, nel limite del possibile, nessun elemento estraneo che ne distolga l’attenzione sul protagonista indiscusso dei suoi scatti.

Dopo anni di lavoro alle spalle, libri, e merchandising di ogni tipo ha deciso di  iniziare il ciclo di esposizioni ufficiali negli Stati Uniti D’America partendo da Miami. Filantropa e fotografa di fama internazionale, nel 1992 ha devoluto parte dei proventi della vendita del suo primo calendario all’associazione che si occupa della lotta all’abuso dei minori. Con il passare degli anni ha fondato una ONG, organizzazione non governativa: la Geddes Philanthropic Trust, che si propone di prevenire e combattere la violenza sui minori in Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Regno Unito. Impegnata nella sensibilizzazione alla malattia da meningococco, lavora fianco a fianco della Fondazione delle Nazioni Unite, e della Fondazione nazionale per la paralisi infantile, istituita ai tempi di Franklyn Delano Roosevelt e conosciuta con il nome di March of Dimes che si batte per per la salute delle  mamme e dei bambini. Nella sua prima tappa al Moore Building di Miami, il 13 e 14 settembre, ha esposto 25 opere appartenenti a differenti periodi di produzione, soprattutto quelli degli anni ’90, con l’intento di devolvere parte del ricavato delle vendite in favore della Nicklaus Children Hospital Foundation.  One Pure Rule, questo il titolo dell’esposizione che è poi la sua stessa massima di vita: offrire la bellezza di ciò che si ha avuto la fortuna di avere a chi non ha le stesse possibilità con un occhio di riguardo, sempre e comunque a loro: i bambini.

Fotografa, filantropa e attivista per i bambini di fama mondiale,  Anne Geddes nasce in Australia, nel Queensland nel 1957 ed inizia ad appassionarsi alla fotografia a 25 anni, prendendo in mano la Pentax K1000 del marito che decide di supportarla in quella che è inizialmente una passione. Nessuna scuola, nessun corso: da semplice autodidatta Anne comincia a fotografare le sue figlie scardinando il concetto per cui nelle fotografie i bambini debbano essere vestiti a festa per l’occasione offendendo la spontaneità insita nella sua stessa natura.  Anne comincia cosí a fotografare bambini inserendoli in contesti naturalistici, quasi fiabeschi con l’intenzione di enfatizzare la magia della nascita di un bambino, un inno alla gioia che incita la gente a proteggere, nutrire e amare i bambini. Le sue immagini sono giocate sulle luci soffuse e colori pastello anche se molto spesso utilizza il bianco e nero che secondo Anne è la tecnica che meglio di tutte sa enfatizzare la semplicità e l’emozionalità dei soggetti che fotografa senza nessuna elaborazione particolare. I bambini sono generalmente al di sotto dei 6 mesi di età e di diverse etnie. Scatta con macchina tradizionale a pellicola e raramente ricorre a Photoshop anche perchè i suoi scatti, che di per sé richiedono pochi minuti, necessitano in modo categorico che ogni aspetto tecnico sia analizzato e risolto ampiamente prima che il piccolo modello o modella arrivi sul set. Tutto deve essere studiato alla perfezione a partire dalla sicurezza del bambino che è spesso sostenuto da cinture invisibili agli scatti e circondato da personale pronto ad intervenire, appena al di fuori dell’inquadratura. Lo studio delle luci viene fatto preventivamente aiutandosi con delle bambole reborn dalle fattezze, dimensioni e peso in formato reale che posiziona al posto dei bambini. Si avvale del lavoro di abili artigiani che creano i costumi, il set e tutto quanto fa da corollario per la scena. Il suo studio è ovviamente studiato per garantire la presenza della mamma che può allattare il piccolo in riservatezza o calmarlo se è necessario.

Se nei primi anni trovava difficile scattare con i bambini, così piccoli e imprevedibili, nel tempo ha maturato l’idea che “le immagini migliori evolvano da uno scatto che si era pianificato in modo del tutto diverso (…). La mia idea di foto perfetta è quella dove ho creato un certo ambiente cui il bambino ha dato qualcosa con la sua personalità”, perchè si sa: “ Il bambino aggiunge sempre quella scintilla in più all’immagine”.

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