Didier William, Marc Thomas Gibson, Pat Phillips and Coady Brown, ospiti della Fountainhead Residency nel mese di giugno: tra identità nera e sua rivoluzione concettuale, textures e Street Art.

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Hanno davvero lavorato sodo gli artisti ospiti della Fountainhead Residency nel mese di giugno: Didier William, Marc Thomas Gibson, Pat Phillips e Coady Brown. Pat Phillips e Coady Brown, che fanno coppia nella vita, a differenza dei coinquilini, termineranno  il loro periodo di  residenza a fine luglio.

Didier William

Didier William, originario di Port au Prince, ha conseguito il suo BFA in pittura al Maryland Institute College of Art nel 2007 e il suo MFA in pittura ed incisione alla Yale University School of Art nel 2009. Il suo modo sofisticato ed elaborato di esprimersi rivela la sua professione di insegnante oltre che di artista. Vincitore di numerosi premi e riconoscimenti, l’arte su legno di Williams è ingabbiata da una struttura in acciaio molto accurata che ne garantisce la stabilità. 

Ai lavori iniziali per i quali è stato ispirato dalla ricerca della sessualità di genere, sono seguiti autoritratti che lo hanno riportato a ricomporre arte figurativa. Il suo attuale corpo di lavoro, con titoli in creolo, sua lingua d’origine, prevede la produzione di bozzetti preparatori realizzati anche con inchiostro ed acqua su mylar (una particolare pellicola di poliestere, ideata da Du Pont ed utilizzata per confezionare le vele delle barche). È solo in seguito alla realizzazione e valutazione dei bozzetti che William decide cosa trasformare concretamente in opera d’arte. Il suo corpo lavoro attuale è composto da opere in legno intagliato, tecnica mista e collage che affrontano temi differenti: esperienze personali (ricordi che rimandano ai vestiti della nonna), eventi storici (i machete che simbolicamente rappresentano la diaspora africana e la violenza razziale) e iconografia. 

Le sue opere offrono un sense of total drama e sono caratterizzate dalla presenza di tanti occhi che rivestono l’intera campitura del corpo ed hanno doppia valenza: vegliano con la loro presenza silenziosa e ricoprono, come una seconda pelle protettiva, il corpo, menzionato nella sua materialità dalla presenza dell’ombra.

Didier William e Mark Thomas Gibson hanno vissuto parte della loro infanzia a Miami, città che riconoscono essere straordinariamente cambiata.  

Mark Thomas Gibson

Essere multitasking è fra le peculiarità di Mark Thomas Gibson, anche lui con un trascorso da insegnante, che lavora incessantemente pur conversando in contemporanea con quattro persone. Ha ottenuto il suo BFA alla The Cooper Union e il suo MFA alla Yale School of Art nel 2013.

Gibson ha trovato nella letteratura disegnata del fumetto il medium più efficace per fare giustizia sociale e parlare alla gente. Avviato all’arte grazie allo zio, a vent’anni ha partecipato ad una protesta in seguito all’uccisione di un ragazzo di colore da parte delle forze dell’ordine. Esperienza questa che ha cambiato la sua vita e il suo modo di concepire l’arte e a seguito della quale ha composto il suo primo libro: Some Monsters Loom Large (2016) cui è seguito  Early Retirement (2017).  Il protagonista di entrambe i libri è Mr. Wolfson, un licantropo che se nel primo libro si identifica con l’autore, proiettato come un bambino che diventa grande, fra la gente che non sorride e non parla più con lui, ripercorrendo la storia della colonizzazione,  nel secondo (fatto in occasione delle Presidenziali del 2016) è una domanda sulla perduta mancanza di utopie da parte del genere umano. La composizione dei suoi lavori è un gioco di bianco e nero, realizzato a penna, mentre i disegni colorati sono composti dalla rielaborazione di alcune sue opere. Il focus di Gibson è quello di attirare l’attenzione sull’esperienza nera della cultura e della storia americana per la quale ha deciso di fondare The Negro Rifle Association (con una bandiera identificativa, da lui realizzata sulla base dell’idea nata nel 2017) con lo scopo di celebrare l’energia forte e vitale di uomini e donne di colore spesso erroneamente associata a fatti esclusivamente incresciosi. Gibson si interpone in prima persona in favore di questo scambio culturale, entrando ufficialmente (contro il parere di amici) alla Yale University,  per capire il meccanismo come funziona. 

Pat Phillips (on the right)

Path Phillips a differenza dei suoi coinquilini ha un passato da street artist per le zone trafficate della Louisiana, dove, grazie al fratello, poi deivenatto guardia carceraria come il papà presso il Louisiana State Penitentiary è riuscito ad inserirsi negli ambienti clandestini di strada. Il carcere della Louisiana, conosciuto in gergo con il nomignolo di Angola ha un forte valore simbolico per Phillips che ne fa spesso riferimento nelle sue opere.  Ma se da un lato Angola rappresenta una fonte di ispirazione dall’altro Phillips vive con conflittualità la produzione di oggetti d’uso  e gli alimenti coltivati dai carcerati e poi rivenduti per pochi spiccioli alla comunità, come forma di auto sostentamento.

Pur avendo abbandonato gli studi all’università di Memphis per mancanza di fondi, il suo talento lo ha portato a far parte della rinomata Skowhegan School of Painting & Sculpture nel Maine. Il suo lavoro affronta tematiche culturali e subculturali: idea di razza, paesaggi e il concetto di America. Temi che rielabora attraverso una narrativa nera elaborata da graffittaro  di periferia. Il suo obiettivo non è quello di equiparare la sua esperienza con rigido rigore della materia che tratta, ma di usare invece un linguaggio comune per esaminare la percezione della società, attraverso argomenti apparentemente banali e temi satirici. Nelle sue opere compaiono frequentemente l’immagine del treno (primo medium utilizzato dai graffittari clandestini) e i cavoli (cabbage) fra le verdure più coltivate della Louisiana.

Durante la residenza alla Fountainhead, cheti concluderà a fine luglio, oltre a sperimentare la sua produzione su carta sta maturando un processo artistico più distaccato rispetto al mondo della Street Art, ma sempre comunque carico di significati simbolici personali. 

Underneath that by Coady Brown, 2019. Oil on canvas. 64’X54″

E infine lei, Coady Brown. Idee chiare e poca filosofia che sa esprimere con incantevole grazia e bellezza nelle sue opere, molto colorate e ricche di textures. Un passato comune a molti giovani il suo: le notti brave, la sperimentazione di alcool come via di fuga, le molteplici relazioni amorose. Questi sono alcuni dei temi di cui si caricano le sue opere, immediate e  ricche di colore come l’armadio della nonna che scrutava da bambina. I corpi dipinti sono  rigorosamente oversize per tre motivi: in primis il suo essere poco confortevole con il concetto di femminilità sensuale (Coady Brown si definisce sia donna che queer), secondo la necessità di coprirsi dagli inverni rigidi di Philadelphia il terzo motivo è la necessità di inibire eventuali occhi malintenzionati affrontando un tema caro al mondo femminile.  Prospettive insolite, mani e corpi giganti che irrompono sulla tela in atmosfere nelle quali la teatralità della sua esperienza da ballerina si ridimensiona nell’intimità dell’ambiente personale in cui le proporzioni della figura umana sovrastano l’ambiente circostante. 

Coady Brown ha ottenuto il suo BFA nel 2012 alla Tyler School of Art, Temple University, di Philadelphia in disegno e pittura e il suo MFA alla Yale University di New Haven, in pittura e incisione. Dopo la laurea si è trasferita a Los Angeles con un gruppo di amici: esperienza questa che ha definito disorientante ma allo stesso tempo edificante: “Los Angeles è un grande parco giochi”. Nel 2017 è entrata a far parte della Skowhegan School of Painting & Sculpture, dove ha conosciuto il suo compagno.

La sua idea iniziale di fare arte astratta è stata ben canalizzata nel suo stile che offre un immagine immediata con la possibilità di ricercare significati più profondi, che vanno ben oltre l’ovvietà della scena. Le textures sono straordinariamente rese attraverso il gesso che stende in maniera quasi ossessiva fino a renderlo velluto nella resa del colore. Alla Fountainhead ha sperimentato la produzione su carta utilizzando nella produzione di texture differenti materiali, fra i quali il cibo per uccelli. 

Sperimentazione, studio, condivisione e comunicazione: questi gli elementi che fanno della Fountainhead Residency una grande opportunità di crescita. 

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